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Cosa portare in un Tour nel deserto

Durante i nostri viaggi siamo abbiamo affrontato ambienti e climi differenti, alcuni più semplici altri un po’ più difficili.
Uno tra questi è stato il deserto. Nello specifico il deserto del Thar, che si estende tra India e Pakistan. Il Thar è prevalentemente un deserto sabbioso, caratterizzato da numerose dune sabbiose e talvolta è presente anche una rada vegetazione. I deserti sono noti per la loro l’aridità e per il loro caldo e le pochissime precipitazioni annue. Vi è inoltre una forte escursione termica che porta ad avere una notevole differenza di temperature tra il giorno e la notte dagli insopportabili 50°C di giorno ai gelidi 0°C di notte. A differenza di altri deserti, il Thar ha una grande fauna di animali selvatici, che comprendono oltre ai classici serpenti anche volpi, antilopi, leopardi, aquile, avvoltoi ed altri tipi di uccelli. La distribuzione della popolazione umana non è uniforme e vi sono immense aree disabitate.
Le condizioni meteo estreme insieme all’assenza della popolazione e dell’acqua fanno del deserto uno dei luoghi al mondo più affascinanti ma anche dove è più difficile sopravvivere.

Qui sotto vi diamo qualche indicazione per un tour consapevole e sicuro nel deserto:

Dovete tener presente che il caldo fa sudare molto e il vento secco asciuga subito il sudore, quindi il corpo ricomincia nuovamente a sudare, con questo ciclo ci si disidrata molto velocemente.
In questo modo complice la disidratazione è facile andare incontro al colpo di calore (ipertermia).
Nel caso in cui accusiate un forte mal di testa e un senso di stanchezza, cercate subito un riparo all’ombra e bevete acqua. L’ipertermia se non presa in tempo può causare gravi danni e persino la morte. Da non trascurare è anche l’ipotermia (assideramento) che potrebbe sopraggiungere di notte quando le temperature si abbassano notevolmente in caso in cui siate sprovvisti di vestiti caldi.

Nel deserto è possibile avere i MIRAGGI. Un miraggio non è altro che un’illusione ottica che può far illudere di vedere in lontananza dell’acqua o un lago ma in realtà si tratta solo del riflesso del cielo sul suolo creato dalla luce del sole. E’ un fenomeno apparentemente bello ma potenzialmente pericoloso perchè può trarre in inganno e far sbagliare itinerario. In mezzo alle dune è facile perdere l’orientamento e i punti di riferimento quindi non allontanatevi mai troppo dal campo base o dai veicoli.
A meno che non siate esperti evitate gite fai da te ma affidatevi ad agenzie e tour operator anche locali.

Cosa portare durante un tour nel deserto:
Tanta acqua, tenete presente che in media si dovrebbe bere un litro di acqua ogni ora, però evitare le bibite gasate e soprattutto l’alcol. Per l’acqua verificate con l’agenzia o con la guida su quanta acqua è prevista.
A livello personale non scordate mai cappello o copricapo, camicia o giacca a maniche lunghe per evitare il contatto diretto con i raggi solari, gli indumenti devono essere abbastanza larghi da far circolare l’aria, occhiali da sole, crema solare, una bandana o una Shemag / Keffiyeh  da usare sia come copricapo che in caso di tempeste di sabbia o vento forte per tenere sul viso ed evitare di respirare la sabbia, del cibo utile nelle emergenze, ricco di nutrienti e facile e leggero da trasportare come barrette o frutta secca, almeno una torcia con pile di ricambio, un coltellino svizzero, un kit di primo soccorso ed un cellulare con batteria esterna carica.
Vestiti pesanti per la sera sono assolutamente necessari.
Se dormite come abbiamo fatto noi all’esterno, usate il sacco a pelo e la mattina controllate gli indumenti, le scarpe e gli zaini che al loro interno non ci siano “animaletti indesiderati” (scorpioni o serpenti) che li abbiano utilizzati come rifugio.

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Foto-Racconto su Berat, Albania

FOTO-RACCONTO: OGNI LUOGO UNA STORIA

Abbiamo scattato questa foto l’anno scorso nel quartiere di Gorica, città di Berat, Albania. Alcuni elementi che si intravedono in essa raccontano un po’ la storia e le tradizioni dell’Albania.

1) MERCEDES BENZ: la macchina preferita dagli albanesi
Dopo il crollo del comunismo nei primi anni ’90 (quando circolavano pochissime auto) la macchina tipo Mercedes Menz anni ’70 è stata la più importata, comprata ed utilizzata dagli albanesi, simbolo dell’inizio della modernizzazione. Mio papà ne aveva una come quella nella foto, ne era innamorato e non voleva cambiarla per nulla al mondo anche dopo tanti anni di utilizzo. Ma ancora oggi, tanti albanesi che comprano una macchina nuova scelgono sempre la marca Mercedes, se andate in Albania sarà forse il mezzo di trasporto che incontrerete di più ovunque.

2) VESTIRSI DI NERO: SIMBOLO DEL LUTTO
La signora anziana con gli abiti neri che si intravede sullo sfondo ricorda una caratteristica del rito del lutto, e cioè l’usanza di vestirsi di nero quando muore qualcuno in famiglia. La durata può variare in base alla vicinanza e all’età della persona defunta. Una volta, come nel caso di mia nonna, quando moriva il marito, il lutto continuava per sempre e quindi i vestiti neri si indossavano per tutta la vita. Naturalmente oggi questa usanza sta’ cambiando e si sta abbandonando poco a poco almeno nelle grandi città e dalle nuove generazioni, ma ci sono piccole realtà di provincia o rurali che le portano ancora avanti.

3) L’ARCHITETTURA OTTOMANA
La stradina con i ciottoli, i muri bianchi in pietra e la forma delle porte ti fanno capire che Berat ha un carattere architettonico tipico del periodo ottomano molto ben conservato. L’Albania è stata sotto il dominio dell’Impero ottomano per 500 anni. Questo inevitabilmente ha influenzato non solo l’architettura ma anche la cultura, la lingua, le religioni, le tradizioni, il cibo etc.

#TravellingwithSonila #Albania #Berat #ogniluogounastoria

La convivenza religiosa in Albania

FOTO-RACCONTO: OGNI LUOGO UNA STORIA

Siamo nella piazza principale della città di Berat, Albania.
Una chiesa ed una moschea si fanno compagnia una accanto all’altra. Berat è sempre stata un crocevia di religioni nel cuore dell’Albania, un perfetto esempio di coesistenza di fedi diverse.
E con questo spirito che sono stata allevata da mia nonna, qui a Berat. Forse è da qui che ho ereditato quel senso di empatia, accettazione e rispetto verso le varie religioni, ma anche verso tutto quello che è diverso da me.

NASCERE NEL PRIMO STATO ATEO AL MONDO
Sono nata negli anni ’80, in un sistema comunista, forse il più duro al mondo che vietava la libertà di praticare il credo religioso.
Nel 1967 l’Albania si dichiarò il primo Stato ateo al mondo. Inoltre, il codice penale del 1977 stabilì pene dai 3 ai 10 anni per “propaganda religiosa e produzione, distribuzione e conservazione di letteratura religiosa”.
Molte chiese e moschee furono rase al suolo, altre invece furono chiuse o divennero proprietà dello Stato, che le destinò ad usi civili, come centri culturali o persino magazzini industriali e palazzetti dello sport.
Nonostante tutto, questo non fermò alcune persone che continuarono a praticare di nascosto.

LA FEDE DEGLI ALBANESI E’ ALBANESITA’
Come conseguenza dei numerosi tentativi di unire l’Albania durante la dominazione ottomana, che aveva creato divisioni (anche religiose), un poeta e intellettuale albanese, Pashko Vasa coniò un’espressione che è diventata il motto dell’Albania, rappresentandone lo spirito laico e nazionalista: “La fede dell’albanese è l’albanesità”.
Sono cresciuta ascoltando questa frase.

FESTEGGIARE TUTTE LE RELIGIONI IN FAMIGLIA
La mia famiglia non si è mai identificata con una religione precisa, ma abbiamo sempre festeggiato tutto.
La festa più importante in famiglia era il Capodanno, ma per noi non faceva differenza festeggiare anche il Natale cattolico con i vicini di casa, la Pasqua ortodossa con i colleghi di lavoro dei miei genitori oppure la festa musulmana di Bajram (conosciuto come Eid al Fitr) con amici di famiglia.
Sono cresciuta così io, ma non solo io, penso la maggio parte degli albanesi.

LE RELIGIONI IN ALBANIA OGGI
La popolazione albanese è in maggioranza di religione musulmana, cattolica e ortodossa.
Tanti musulmani albanesi sono Bektashi, una confraternita islamica di derivazione sufi, fondata nel XIII secolo da Hajji Bektash Veli. Se venite in Albania vi consiglio di visitare il Bektashi World Center a Tirana.
Tantissimi albanesi si dichiarano atei o non religiosi.
Io mi considero un’agnostica mistica, avendo viaggiato per 16 mesi in Asia sono stata affascinata ed influenzata dalla spiritualità orientale.

BESA, IL CODICE D’ONORE CHE SALVO’ GLI EBREI
L’Albania fu l’unico Paese europeo durante gli anni 1930-1944 che diede ospitalità e protezione ai profughi ebraici fuggiti dalla persecuzione nazi-fascista. I cittadini e le autorità albanesi difesero gli ebrei totalmente: nascondendoli nelle case, procurando loro documenti falsi, travestendoli da contadini e spostandoli da un luogo all’altro per sfuggire alla morte. Spesso erano proprio le famiglie musulmane a nascondere gli ebrei nelle loro case nonostante l’alto pericolo di ritorsioni, specie durante l’occupazione nazista.
Il loro comportamento trova le sue fondamenta in un antico codice di condotta di nome “Besa”, parola traducibile come “giuramento” o “promessa”. È un concetto che si stabilisce sull’antico codice albanese della virtù che impegna ogni albanese a prestare aiuto a chiunque si trovi in situazioni di necessità a prescindere dal suo status culturale, religioso, etnico, sociale, di età, ecc.

LE PAROLE DEL PAPA SULL’ESEMPIO DELL’ALBANIA
Papa Francesco durante la sua visita in Albania il 21 settembre 2014 dichiarò: “L’esempio dell’Albania dimostra che la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse è non solo auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile” — a Berati, Berat, Albania.

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